Caffè ai Funghi

Fungo chaga: proprietà, benefici e controindicazioni

Il chaga è il fungo nero che cresce sulle betulle del Nord e oggi si trova in tè, capsule e caffè ai funghi. Qui trovi cosa contiene, cosa dicono davvero gli studi, perché reni e farmaci richiedono prudenza e quanto chaga c’è nelle tazze che confrontiamo.

Ritratto editoriale di Tim A cura di Tim
7 ottobre 2026
12 min di lettura
Brainstoorm di Mush N Go con pezzi di chaga, corteccia di betulla e una tazza fumante
In breve

Fungo chaga in breve: interessante, ma da usare con misura

Il fungo chaga (Inonotus obliquus) è una massa scura e legnosa che cresce soprattutto sul tronco delle betulle. Contiene polisaccaridi, triterpeni come l’inotodiolo, polifenoli e una quantità alta di ossalati. In laboratorio e sugli animali i suoi estratti sono studiati da anni, ma sull’uomo i dati sono quasi assenti: nessuna dose è stata stabilita da studi clinici.

Il punto da non dimenticare riguarda i reni: alcuni casi pubblicati descrivono un danno renale da ossalati in persone che ne prendevano grandi quantità per mesi. Se vuoi provarlo, scegli un prodotto con la dose in mg in etichetta e non sommare più fonti di chaga nella stessa giornata. Con reni fragili, anticoagulanti o farmaci per la glicemia, chiedi prima al medico.

Il nostro verdetto

I principali punti di forza

  • Fungo tradizionale del Nord Europa e della Russia, oggi facile da trovare in tè, capsule e caffè ai funghi
  • Ricco di composti studiati in laboratorio: polisaccaridi, inotodiolo, betulina e polifenoli
  • Nei caffè ai funghi la dose è dichiarata in mg, fino a 1 000 mg per tazza
  • Brainstoorm unisce 1 000 mg di chaga, lion’s mane e cordyceps a 0,71 € la tazza con LMC15

Punti da considerare

  • Studi sull’uomo quasi assenti: nessuna dose di riferimento validata
  • Contenuto di ossalati alto: prudenza con reni fragili o calcoli
  • Possibili interazioni con anticoagulanti e farmaci per la glicemia: chiedi al medico

Cos’è il chaga, il fungo della betulla

Il chaga, nome scientifico Inonotus obliquus, è un fungo parassita degli alberi a foglia larga dell’emisfero nord. Lo trovi quasi sempre sulla betulla, ma cresce anche sull’ontano[1]. Non somiglia ai funghi da cucina: sul tronco forma una massa nera e screpolata all’esterno, color ruggine all’interno, dura come il legno.

Questa massa, che in inglese si chiama conk, è una parte sterile del fungo, cioè non produce spore[1]. Nelle etichette viene di solito chiamata “corpo fruttifero”, per distinguerla dal micelio coltivato in laboratorio, che è un’altra materia prima con un’altra composizione. Quando confronti due prodotti, è la prima informazione da cercare.

Le raccolte di medicina popolare ne registrano l’uso almeno dal Cinquecento[2], e la medicina tradizionale russa ne usa ancora un estratto[3]. Il modo tradizionale è l’infusione: pezzi grattugiati lasciati a lungo in acqua calda. Oggi la stessa materia prima arriva in Italia come polvere, estratto secco, capsule e ingrediente di alcuni caffè ai funghi.

Chaga, cordyceps e maitake: tre funghi diversi

Il chaga viene spesso venduto insieme ad altri funghi funzionali, ma non sono intercambiabili. Il maitake è anche un fungo da cucina, il cordyceps in natura cresce su larve di insetti e per gli integratori viene coltivato, il chaga invece non si cucina: è troppo duro e si usa solo in infusione o in estratto.

Spacegoods Rainbow Dust e Dyna Super Café accanto a pezzi di chaga su un tronco di betulla

Proprietà del chaga: cosa contiene

Quando si parla di “proprietà del chaga” si parla in realtà delle sostanze che contiene. Le revisioni descrivono quattro famiglie principali: polisaccaridi, triterpeni, polifenoli e composti che derivano dalla lignina del legno[2]. La quantità di ciascuna cambia molto secondo l’albero, la zona di raccolta e il metodo di estrazione.

Uno studio estone ha misurato questi composti nel chaga cresciuto su betulla e su ontano. Sulla betulla ha trovato tra 7 881 e 9 057 microgrammi di inotodiolo per grammo e tra 20 e 132 microgrammi di acido betulinico; la betulina, presente su entrambi gli alberi, andava da 111 a 159 microgrammi per grammo. Il chaga di betulla era anche il più ricco di polifenoli, flavonoli e glucani[1].

C’è poi un componente di cui le pubblicità parlano poco: l’acido ossalico. In un’analisi di estratti di chaga provenienti da Finlandia, Russia e Thailandia era l’acido organico principale, con la quantità più alta nell’estratto acquoso russo[3]. È il motivo per cui il chaga richiede prudenza con i reni, come vedi più avanti.

Cosa contiene il chaga

CompostoCosa sappiamo
Polisaccaridi e glucani
Zuccheri complessi della parete del fungo
Più abbondanti nel chaga di betulla; studiati soprattutto in laboratorio
Inotodiolo
Triterpene tipico del chaga
Da 7 881 a 9 057 µg per grammo nel chaga di betulla analizzato in Estonia
Betulina e acido betulinico
Triterpeni presenti anche nella corteccia di betulla
Betulina da 111 a 159 µg/g; acido betulinico da 20 a 132 µg/g sulla betulla
Polifenoli
Pigmenti scuri del fungo
Attività antiossidante misurata in provetta, non nell’uomo
Acido ossalico
Lo stesso di spinaci e rabarbaro
Acido organico principale negli estratti analizzati: è il punto critico per i reni
Brainstoorm di Mush N Go
Brainstoorm di Mush N Go
9.7
/10
Tipo di prodotto:
Super café funzionale con funghi adattogeni
Origine:
Francia
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Consegna in Italia possibile
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con il codice
LMC15
A partire da:
24,90 €
21,17 €
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Benefici del chaga: cosa dicono gli studi

Qui serve onestà: quasi tutto quello che si legge sui benefici del chaga viene da provette e animali. Una revisione del 2021 riassume il potenziale degli estratti (antiossidante, sul metabolismo degli zuccheri, antivirale) e conclude che servono studi conformi ai criteri della medicina basata sulle prove[4]. Una ricerca su PubMed con “Inonotus obliquus” e “randomized controlled trial”, fatta il 7 ottobre 2026, non restituiva nessun risultato.

In laboratorio

Gli estratti acquosi ed etanolici hanno mostrato un’attività antiossidante e antimicrobica alta nei test in provetta[3]. Su cellule di fegato di ratto in coltura, un estratto acquoso ha limitato i danni provocati da una sostanza ossidante[5]. Sono risultati utili per orientare la ricerca, ma una provetta non dice cosa succede dopo una tazza.

Sugli animali

In topi con glicemia alta provocata in laboratorio con una sostanza chimica, 500 mg di estratto acquoso per chilo di peso al giorno, per quattro settimane, hanno abbassato la glicemia a digiuno rispetto ai topi non trattati[6]. È una dose per chilo molto alta e un modello animale: non si trasferisce automaticamente all’uomo.

Sull’uomo

I pochi dati sull’uomo riguardano soprattutto effetti indesiderati: sono i casi renali descritti nella sezione successiva. Per questo in questa pagina non trovi promesse sul sistema immunitario, sull’energia o sulla concentrazione: nessuno studio sull’uomo le sostiene, e chi le usa dovrebbe indicarti lo studio.

Sul chaga la ricerca è ricca di provette e povera di persone: tratta ogni beneficio annunciato come un’ipotesi, non come un risultato.

Fungo chaga: controindicazioni, ossalati, reni e farmaci

La controindicazione più documentata riguarda i reni. Il chaga contiene molto ossalato e, nei casi pubblicati, i medici hanno trovato cristalli di ossalato di calcio nei tubuli del rene dopo mesi di assunzione in dosi alte.

Tre casi pubblicati

  • Giappone, 2014: una donna di 72 anni, operata al fegato, prendeva da sei mesi 4 o 5 cucchiaini al giorno di polvere di chaga; la funzione renale è peggiorata ed è stata necessaria la dialisi[7].
  • Corea, 2020: un uomo di 49 anni che usava polvere di chaga da anni per un problema della pelle è arrivato all’insufficienza renale terminale. Il chaga che gli era rimasto aveva un contenuto di ossalati definito “estremamente alto” dagli autori, e il suo apporto giornaliero stimato di ossalati era da 2 a 5 volte quello di una dieta normale[8].
  • Corea, 2022: un uomo di 69 anni che prendeva da tre mesi tra 10 e 15 g di polvere al giorno, più 500 mg di vitamina C, ha avuto un danno renale acuto; la funzione è tornata dopo un mese di trattamento, con dialisi e cortisonici[9].

In tutti e tre i casi si parla di polvere presa in grandi quantità e per mesi. Non è la stessa esposizione di una porzione con una dose dichiarata, ma nessuno ha stabilito una soglia sicura: se hai una malattia renale, hai avuto calcoli di ossalato o segui una dieta povera di ossalati, il chaga va evitato o discusso con il medico.

Farmaci

Un peptide estratto dal micelio di chaga ha ridotto l’aggregazione delle piastrine in laboratorio e nei topi[10], e gli studi sugli animali descrivono un calo della glicemia[6]. Non abbiamo trovato studi di interazione sull’uomo, ma la prudenza è semplice: se prendi farmaci per la glicemia, anticoagulanti o antiaggreganti, parla con il medico prima di aggiungere chaga in qualsiasi forma.

Altri casi in cui evitarlo

Gravidanza e allattamento (non ci sono dati), un intervento chirurgico programmato, allergie note ai funghi. Per il resto vale la regola generale che trovi nella pagina sulle controindicazioni dei caffè ai funghi: un solo prodotto alla volta, dose dell’etichetta, stop e parere medico se compare un sintomo nuovo.

Chaga e fegato: cosa sappiamo

Chi cerca “chaga e fegato” trova spesso promesse di depurazione. Una revisione del 2024 elenca un’attività protettiva sul fegato tra quelle descritte dalla ricerca[2], e su cellule di fegato di ratto un estratto acquoso ha ridotto i danni ossidativi[5]. Studi sull’uomo, invece, non ne abbiamo trovati.

Due cose da tenere presenti. La prima: chi ha una malattia del fegato prende spesso farmaci, e il chaga va valutato con lo specialista, non da soli. La seconda: il primo caso di danno renale da chaga riguardava proprio una persona operata al fegato, che lo prendeva da sei mesi in dosi alte per il suo problema epatico[7]. Usare un fungo “per il fegato” senza controllo medico può spostare il problema sui reni.

Tazza di bevanda al cacao accanto alla confezione di Brainstoorm e a pezzi di chaga

Tè, polvere o capsule: come si assume il chaga

Non esiste una dose di chaga validata da studi sull’uomo: l’unica indicazione affidabile è quella dell’etichetta del prodotto che compri, con i mg per dose. Ecco come si presentano i formati più comuni.

Chaga tea

Il “chaga tea” è il modo tradizionale: pezzi o granuli in infusione lunga in acqua calda. Ha un gusto terroso e legnoso, senza caffeina. Il limite è che non sai quanto chaga stai estraendo: la quantità di sostanze, ossalati compresi, cambia con il tempo di infusione e con la materia prima.

Polvere ed estratti

La polvere è il fungo macinato; l’estratto si ottiene con acqua calda, alcol o entrambi, poi viene essiccato. Gli estratti concentrano alcune sostanze e possono dichiarare un rapporto (per esempio 12:1) o una percentuale di polisaccaridi. Su un’etichetta chiara trovi la parte usata, il tipo di estratto e i mg per dose.

Capsule e chaga integratore

Le capsule sono comode per dosare, ma attenzione ai nomi: alcuni prodotti con “chaga” nel nome cambiano composizione da una pubblicità all’altra. È il caso di un marchio molto cercato in Italia, che abbiamo analizzato nella nostra pagina su Benaga Chaga. Qualunque formato scegli, non sommare chaga tea, capsule e caffè ai funghi nella stessa giornata.

Quando prenderlo

Non ci sono studi sull’orario migliore. Se lo prendi in un caffè ai funghi, bevilo al mattino come faresti con un caffè: la piccola quota di caffeina di alcune formule è un motivo in più per non berlo la sera.

Brainstoorm e Spacegoods Rainbow Dust con misurini, Lion’s Mane, Chaga e Cordyceps

Il chaga nei caffè ai funghi

Nei caffè ai funghi il chaga è dichiarato in mg per porzione, ed è il modo più semplice per sapere quanto ne prendi. Ecco i cinque prodotti del nostro comparativo dei caffè ai funghi che lo contengono, con i dati verificati sulle boutique italiane il 7 ottobre 2026.

Il chaga nei caffè ai funghi

ProdottoChaga per porzioneAltri funghiCaffeinaPrezzo per tazza
Brainstoorm
Mush N Go, Francia
1 000 mg, corpo fruttiferoLion’s mane 1 000 mg, cordyceps 1 000 mg20 mg (NewCaff)0,71 € con LMC15
Rainbow Dust
Spacegoods, Regno Unito
1 000 mg (estratto 12:1)Lion’s mane e cordyceps sinensis, 1 000 mg l’unoDa 80 a 120 mg (caffè)0,93 € con il codice
Cacao BOOST
Dyna, Francia
550 mgLion’s mane e reishi, 550 mg ciascuno50 mg (guaranà)1,44 € con LMC
Not Coffee
Clearly, Paesi Bassi
500 mg, corpo fruttiferoLion’s mane, cordyceps (micelio), reishi e maitake, 500 mg ciascuno8 mg (cacao)0,77 € con LMC
Boost Cicoria
French Mush, Francia
80 mgLion’s mane 200 mg, cordyceps 200 mg (micelio), maitake 100 mg, pleurotus 100 mgCirca 35 mg (guaranà)1,08 € con LMC

Brainstoorm e Rainbow Dust dichiarano la stessa dose di chaga, 1 000 mg. La differenza sta nel resto: Rainbow Dust è a base di caffè, con una quantità di caffeina da 80 a 120 mg a tazza, mentre Brainstoorm non contiene chicchi di caffè (base cacao, oppure cicoria tostata nel gusto Caffè) e si ferma a 20 mg di caffeina NewCaff. Dyna, Clearly e French Mush dichiarano meno chaga per porzione.

Per chi cerca chaga in tazza, Brainstoorm di Mush N Go è quindi la scelta che consigliamo sui fatti: 1 000 mg di chaga, 1 000 mg di lion’s mane e 1 000 mg di cordyceps per porzione, solo da corpi fruttiferi, 6 225 mg di attivi in tutto, prodotto in Francia, garanzia di 60 giorni e 761 recensioni su Trustpilot e una media di 4,3 stelle su 5. Con il codice LMC15 parte da 21,17 € per 30 tazze, cioè 0,71 € a tazza, il prezzo per tazza più basso del confronto.

Una tazza resta comunque una fonte di chaga: se la bevi ogni giorno, non aggiungere capsule o tè di chaga, e se hai problemi renali chiedi al medico anche per una bevanda.

Brainstoorm di Mush N Go
Brainstoorm di Mush N Go
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Fonti

  1. Drenkhan R, Kaldmäe H, Silm M et al. (2022). Comparative Analyses of Bioactive Compounds in Inonotus obliquus Conks Growing on Alnus and Betula. Biomolecules. PubMed 36139017
  2. Ern PTY, Quan TY, Yee FS et al. (2024). Therapeutic properties of Inonotus obliquus (Chaga mushroom): A review. Mycology. PubMed 38813471
  3. Glamočlija J, Ćirić A, Nikolić M et al. (2015). Chemical characterization and biological activity of Chaga (Inonotus obliquus), a medicinal "mushroom". Journal of ethnopharmacology. PubMed 25576897
  4. Szychowski KA, Skóra B, Pomianek T et al. (2021). Inonotus obliquus - from folk medicine to clinical use. Journal of traditional and complementary medicine. PubMed 34195023
  5. Hong KB, Noh DO, Park Y et al. (2015). Hepatoprotective Activity of Water Extracts from Chaga Medicinal Mushroom, Inonotus obliquus (Higher Basidiomycetes) Against Tert-Butyl Hydroperoxide-Induced Oxidative Liver Injury in Primary Cultured Rat Hepatocytes. International journal of medicinal mushrooms. PubMed 26853962
  6. Delgersaikhan N, Odkhuu E, Khaltar P et al. (2024). Antidiabetic activity of Inonotus obliquus water extract in alloxan-induced diabetic mice. Journal of complementary & integrative medicine. PubMed 39523023
  7. Kikuchi Y, Seta K, Ogawa Y et al. (2014). Chaga mushroom-induced oxalate nephropathy. Clinical nephrology. PubMed 23149251
  8. Lee S, Lee HY, Park Y et al. (2020). Development of End Stage Renal Disease after Long-Term Ingestion of Chaga Mushroom: Case Report and Review of Literature. Journal of Korean medical science. PubMed 32419395
  9. Kwon O, Kim Y, Paek JH et al. (2022). Chaga mushroom-induced oxalate nephropathy that clinically manifested as nephrotic syndrome: A case report. Medicine. PubMed 35451393
  10. Hyun KW, Jeong SC, Lee DH et al. (2006). Isolation and characterization of a novel platelet aggregation inhibitory peptide from the medicinal mushroom, Inonotus obliquus. Peptides. PubMed 16289471

Domande frequenti

A cosa serve il chaga?

Nei paesi del Nord il chaga si beve da secoli in infusione. Oggi è studiato per i suoi polisaccaridi, triterpeni e polifenoli, ma quasi solo in laboratorio e sugli animali. Non ci sono studi controllati sull’uomo che dicano a cosa serva con certezza: consideralo un ingrediente interessante, non un rimedio.

Quali sono gli effetti collaterali del fungo chaga?

L’effetto più documentato riguarda i reni: il chaga contiene molti ossalati e alcuni casi pubblicati descrivono un danno renale dopo mesi di dosi alte di polvere. Come per ogni fungo sono possibili reazioni individuali. Con anticoagulanti o farmaci per la glicemia serve prima il parere del medico.

Quando prendere il chaga?

Non esistono studi sull’orario migliore. Se lo prendi in un caffè ai funghi, bevilo al mattino o nel primo pomeriggio, soprattutto se la formula contiene caffeina. Con tè, polvere o capsule segui la dose dell’etichetta e non sommare più prodotti a base di chaga nella stessa giornata.

Il chaga è utile per il fegato?

Su cellule di fegato di ratto un estratto di chaga ha ridotto i danni ossidativi, e le revisioni citano effetti protettivi nella ricerca su cellule e animali. Sull’uomo non ci sono dati. Se hai una malattia del fegato, il chaga va discusso con lo specialista, anche perché spesso ci sono farmaci di mezzo.

Chi non deve prendere il chaga?

Chi ha una malattia renale o ha avuto calcoli di ossalato, chi prende farmaci per la glicemia, anticoagulanti o antiaggreganti, chi deve operarsi, chi è in gravidanza o allatta e chi è allergico ai funghi. In tutti questi casi il parere del medico viene prima di qualsiasi prodotto, bevande comprese.

Il chaga contiene caffeina?

No, il fungo non contiene caffeina e il chaga tea ne è privo. La caffeina che trovi nei caffè ai funghi viene da altri ingredienti: 20 mg di NewCaff in Brainstoorm, circa 35 mg di guaranà in French Mush Boost, da 80 a 120 mg di caffè in Rainbow Dust. Controlla sempre l’etichetta.

Ritratto editoriale di Tim

Chi è l’autore

Tim

Tim analizza caffè ai funghi con una griglia pratica: formula, dosaggio, gusto, prezzo reale dopo coupon, trasparenza del brand e coerenza delle promesse.

Tim confronta dati pubblici dei prodotti, feedback degli utenti, condizioni d’acquisto e criteri editoriali. L’obiettivo è aiutare a scegliere meglio, senza trasformare bevande funzionali e alternative al caffè in promesse mediche.

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